Erano le 18:30 (circa) di San Lorenzo quando ho puntato l’obiettivo verso quel mare cristallino di Torre Mozza. Il Salento mostrava uno dei suoi volti più autentici, e io stavo per pubblicare un post che avrebbe cambiato completamente la mia percezione del personal branding.
Ma andiamo con ordine, perché questa è la storia di come un Ferragosto “lavorativo” mi ha insegnato più di mesi di strategia pianificata. Mentre l’Italia preme pausa, io mi sento un treno in corsa. E la cosa più bella è che l’energia che sento non viene solo da me, ma da qualcosa che stiamo costruendo insieme.
Da 400 a 1600: come è cresciuta la community Argletter
Quando ho lanciato l’Argletter sei settimane fa, l’idea era semplice: creare uno spazio per condividere riflessioni sul personal branding e sulla fotografia, senza autocelebrazione ma con valore reale. Avevo una base di circa 400 persone che mi seguivano con affetto, numeri piccoli ma con un engagement che mi dava soddisfazione.
Dopo le prime settimane di test, vedendo che la risposta era positiva, ho deciso di estendere la lista includendo tutti i contatti che pensavo potessero trovare interessanti questi contenuti di content marketing. Sono passato a circa 1600 persone, e onestamente non sapevo cosa aspettarmi.
Il risultato è andato oltre ogni aspettativa. Non parlo solo di tassi di apertura, che comunque sono aumentati toccando picchi del 50%, ma di qualcosa che non mi aspettavo: le persone hanno iniziato a rispondere alle mail. Non i soliti “grazie per i contenuti”, ma mail lunghe, piene di storie personali, di progetti, di riflessioni. Alcune si sono prese la briga di cercarmi su Instagram per scrivermi in privato, raccontandomi quanto la newsletter fosse diventata un appuntamento fisso della loro settimana.
È stata la conferma che quando crei contenuti di valore reale nel marketing per creativi, senza la pretesa di vendere qualcosa ma con l’obiettivo di essere utile, le persone se ne accorgono. Come ho già raccontato nel mio articolo su come costruire un brand fotografico autentico, il segreto non è mai quello di autocelebrarsi, ma di offrire qualcosa che possa essere davvero utile a chi ti legge.
Il potere delle connessioni: quando fai da ponte
Una delle soddisfazioni più grandi di queste settimane è stata collegare due realtà del territorio che non si conoscevano tra loro. Da una parte un’azienda tessile che realizza prodotti di altissima qualità, dall’altra una delle dimore d’eccellenza più belle del Salento che avevo già fotografato in passato.
L’azienda tessile doveva realizzare uno shooting fotografico per i loro prodotti e stava cercando una location particolare. Avendo già esperienza con la dimora, sapevo che sarebbe stata perfetta per valorizzare i loro tessuti. Ho semplicemente fatto da tramite, mettendoli in contatto.
Il bello è che si sono subito trovati: l’azienda ha visto il potenziale della location, la struttura ha apprezzato la qualità dei loro prodotti. Ora stiamo aspettando il rientro dalle ferie per organizzare tutto nel dettaglio. Ma quello che mi ha colpito di più è stato vedere come due realtà di eccellenza, che magari non si sarebbero mai incontrate, abbiano iniziato a parlare e a progettare insieme. Io ho semplicemente fatto da ponte, e ho scoperto una cosa che mi piace sempre di più del mio percorso: il potere del networking autentico, quello che nasce dalle persone che conosci e dalla fiducia che costruisci nel tempo.
Non c’è un ritorno economico diretto in questo tipo di progetti, ma c’è qualcosa di ancora più prezioso: diventi la persona che “fa accadere le cose”, che collega, che facilita opportunità. È un ruolo che sento sempre più mio e che mi dà soddisfazioni enormi. Nel storytelling visuale di oggi, essere un connettore vale spesso più di essere solo un fornitore di servizi.
L’esperimento dei 12 reel: quando decidi di strafare
Ma il progetto che mi ha dato più adrenalina è stato quello con un negozio d’abbigliamento con cui collaboro da qualche mese. Normalmente creo per loro contenuti programmati: 3 post fotografici e 1 reel a settimana, una routine che funziona bene e porta risultati costanti.
Quando mi hanno detto che stavano per lanciare la svendita di fine stagione, ho pensato: “E se questa volta facessimo qualcosa di diverso?” L’idea che mi girava in testa era creare una serie di reel parlati, uno al giorno per tutta la durata della promozione. Contenuti dove io stesso presentavo i prodotti, coinvolgendo anche una delle loro commesse più conosciute in zona.
È stato un investimento personale importante in termini di tempo: 12 reel da scrivere, girare, editare e coordinare. L’ho fatto senza chiedere nulla in cambio perché volevo sperimentare questo formato per il social media storytelling e perché credevo potesse portare risultati interessanti.
I numeri mi hanno dato ragione. Già dal primo reel, ogni video superava le performance del precedente. Ma soprattutto, il riscontro in negozio è stato immediato: più persone che entravano, più vendite, più interesse verso i prodotti presentati nei video. Il proprietario mi ha confermato che il riscontro che ha avunto in questo periodo è stato enorme, in molti entravano perchè avevano visto qualcosa su Instagram.
Questo progetto mi ha confermato una cosa importante per chi si occupa di content creation: quando investi tempo ed energie in progetti sperimentali, anche senza garanzie di risultato, spesso ottieni riscontri che vanno oltre le aspettative. E soprattutto, costruisci un portfolio di casi studio che ti permettono di proporre servizi più articolati ad altri progetti.
Il post spontaneo che ha funzionato meglio della strategia
Proprio mentre ero concentrato su tutta questa pianificazione, è successa una cosa che mi ha fatto riflettere. Era il giorno di San Lorenzo e mi trovavo in spiaggia a Torre Mozza, con un mare cristallino e un tramonto che sembrava dipinto. Verso sera è iniziata la tradizionale processione in mare in onore della Madonna dell’Aiuto.
Ho tirato fuori il telefono e ho registrato una quindicina di clip veloci: ombrelloni, famiglie che si godevano la giornata, l’acqua che luccicava, la processione sull’orizzonte. Roba semplice, zero elaborazioni, il classico “diario di una giornata al mare”.
Quando sono tornato a casa e ho rivisto il materiale, la prima reazione è stata: “Questo è troppo personale per @matteo_arg.” Era lontano dai contenuti più curati che pubblico di solito, sembrava più adatto a una storia che a un post del feed. Ma qualcosa mi diceva di pubblicarlo comunque.
L’ho postato il giorno dopo con una caption semplice, raccontando quella giornata senza pretese. In poche ore mi sono trovato oltre 700 like, decine di condivisioni e commenti. Persone che mi ringraziavano per aver condiviso “un pezzo di Salento autentico”, altri che lamentavano il fatto di aver condiviso un “pezzo di Salento” ancora poco conosciuto dai turisti.
Se vuoi vedere il post lo trovi qui.
È stata la dimostrazione che nel fotografo social media di oggi, l’autenticità spesso batte la strategia più raffinata. Le persone si collegano alle storie vere, ai momenti spontanei, all’umanità che c’è dietro i contenuti professionali. Non significa che la pianificazione non serva, ma che ci deve sempre essere spazio per la spontaneità genuina.
Milano Fashion Week: il prossimo obiettivo (con qualche incognita)
E ora guardo al prossimo traguardo: Milano Fashion Week a settembre. È un progetto che mi incuriosisce molto, sia per le possibilità creative che per il networking nel mondo della fashion photography. Il problema è che non ho ancora collaborazioni attive per quell’evento, quindi sarebbe un investimento personale importante.
Milano è cara, lo sappiamo tutti, e muoversi in un contesto come la MFW senza avere già dei punti di riferimento richiede un budget non indifferente per un fotografo freelance. Sto scrivendo a diversi brand e agenzie per proporre collaborazioni di content creation, ma nel frattempo devo decidere se investire su me stesso anche senza garanzie.
È una di quelle situazioni dove devi scegliere se rimanere nella tua comfort zone o fare il salto. Se qualcuno di voi che sta leggendo ha contatti interessanti per collaborazioni durante la MFW, ogni suggerimento è prezioso. Scrivimi qui, collaboriamo!
L’idea è quella di creare contenuti autentici dal backstage della moda, raccontare l’evento dal mio punto di vista di fotografo del Sud che si confronta per la prima volta con la fashion week più importante d’Italia. Potrebbe essere un bel caso studio per il personal branding e sicuramente un’esperienza che mi farebbe crescere professionalmente.
Cosa mi porto a casa da questo Ferragosto
Negli ultimi anni il mio Ferragosto è controcorrente e quest’anno non è stato un’eccezione. Mentre molti staccano, io ho continuato a seminare progetti, contenuti, relazioni. Non tutti daranno frutti immediati, ma ho imparato che nel marketing personale la costanza conta più dei momenti di genio isolati.
Ho capito che crescere una community autentica non è questione di numeri ma di conversazioni vere. Che essere un ponte tra realtà diverse può diventare un valore aggiunto del tuo personal branding. Che sperimentare formati nuovi, anche investendo tempo personale, spesso porta risultati inaspettati. E che l’autenticità, anche quando sembra “poco professionale”, è spesso quello che le persone cercano davvero.
Ma soprattutto ho imparato che non devo aspettare settembre, o il momento perfetto, o le condizioni ideali per portare avanti i miei progetti. Il momento giusto è sempre adesso, anche a Ferragosto, anche quando tutti gli altri si fermano.
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E ora dimmi di te: come stai passando questo Ferragosto? Hai anche tu progetti che stai portando avanti nonostante le vacanze? O stai programmando qualcosa di interessante per settembre? Se sei già iscritto ad ArGletter, rispondimi alla prossima mail. Altrimenti scrivimi sui social, mi fa sempre piacere leggere le vostre storie.
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Ti auguro un Ferragosto pieno di energia creativa!
Un abbraccio,
Matteo